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“A tu per tu” con Malìa Lab

Un marchio giovane, innovativo, che colpisce per il suo orientamento al tessile naturale. Stiamo parlando di Malìa Lab, l’azienda Made in Italy, fondata dalla giovane stilista e modellista calabrese Flavia Amato.
Flavia ha dato vita ad un progetto unico nel suo genere, coniugando artigianalità e tessuti biologici innovativi, glamour ed etica. Il risultato è un mondo da scoprire e indossare, ogni giorno.
Oggi, abbiamo con noi Flavia Amato per scoprire l’esclusivo mondo di Malìa Lab.

 

VIVI MADE IN ITALY: Ciao con chi stiamo parlando, che ruolo hai nell’azienda Malìa Lab?
MALÍA LAB:
Ciao sono Flavia Amato, sono la proprietaria e designer del brand di moda sostenibile artigianale Malìa Lab.

VIVI MADE IN ITALY: Come nasce Malìa Lab?
MALÍA LAB:
Il laboratorio è stato inaugurato ufficialmente a maggio del 2016 ed è stato la sintesi di un percorso durato più di un anno, cominciato nelle Marche, sviluppatosi grazie al corso formativo dell’ISTAO, finalizzato all’apertura di nuove startup innovative e culminato nel ritorno nella mia terra, la Calabria, dove ho scelto di dar vita alla mia idea, creando appunto Malìa, atelier di moda biologica. L’idea, o per meglio dire il sogno, che mi ha accompagnato durante questo percorso, è nato molto prima nella mia mente e c’è voluto un po’ per prendere coraggio e poter anche solo immaginare di poter progettare qualcosa di simile. La creazione di questa linea “all green” rappresenta il connubio di due passioni, la moda e la cura del corpo, che ho coltivato nel corso della mia crescita intellettuale e una risposta a diverse problematiche che ho riscontrato durante il mio percorso formativo professionale. La passione per la moda è genetica e fa parte di me: sono cresciuta guardando mia nonna cucire, mia mamma cucire e con i racconti di uno zio rinomato sarto, addirittura emigrato con successo nel Canada per le sue qualità. A questo istinto interiore, si è unita nella mia adolescenza una necessità, quella di ricorrere a cosmetici naturali per evitare sgradite reazioni a eccipienti sintetici presenti nei prodotti più comuni sul mercato. Una necessità che mi ha portato a studiare e applicarmi nell’arte, in gergo comune fra altri praticanti, dello “spignatto”, ossia la produzione artigianale di cosmetici, con ricette studiate per evitare l’utilizzo di additivi chimici e l’impiego di eccipienti si artificiali, ma derivati dalla natura. Queste due passioni, hanno iniziato a collidere, durante il mio percorso lavorativo. Successivamente alla Laurea Accademica e al Corso Professionale di Modellista, ho intrapreso come da prassi, stage in rinomate aziende terziste del settore abbigliamento. Purtroppo il quadro generale che si è presentato ai miei occhi era tutt’altro che gratificante: in un paese che ha fatto del Made in Italy un cavallo di battaglia, è desolante notare come discorsi sul marchio, la qualità e la cura siano totalmente di facciata. La qualità scadente dei tessuti e soprattutto la delocalizzazione della produzione, recuperata e rivenduta poi come italiana con vari espedienti, dipingono un quadro che definire nauseante è riduttivo. Lasciate alle spalle quelle esperienze, con un know how comunque arricchito, ho iniziato a pensare ad una moda diversa, più genuina, sana, più attenta a ciò che si realizza e a come lo si realizza. Mi piace definirlo un “nuovo modo di vedere la moda”: una moda slegata dal concetto consumistico di avere un guardaroba che sia solo pieno e completo in termini materiali. Il nostro armadio, deve essere un contenitore di qualità, dove riporre abiti creati con cura, studiati nei dettagli, utilizzando tessuti che siano realizzati nel rispetto dell’ambiente e del corpo. La logica che dovrebbe guidare i nostri acquisti dovrebbe rispondere al concetto di “Meglio comprare meno, ma comprare bene.” Inoltre spesso si tende a trascurare o per lo meno si dedica meno attenzione alla cura della pelle, che nel nostro corpo è l’organo più esteso: tenere a contatto con la superficie cutanea, materiali trattati con elementi chimici irritanti e dannosi, che attraverso i pori e la sudorazione possono contaminare la nostra cute, è potenzialmente dannoso quanto fumare una sigaretta o qualsiasi altro comportamento incauto. I tessuti biologici certificati, garantiscono un qualità dei filati migliore, controllata e soprattutto, la produzione è realizzata senza impiegare additivi e sostanze pericolose per il benessere del nostro corpo. Attenzione per l’ambiente, per il corpo, recupero di artigianalità e di tessuti della tradizione, innovandoli, sono i fondamenti di questa moda “all green”. Devo ammettere che l’idea di creare capi con tessuti biologici non è originale in sé, in quanto già da anni, diverse nuove imprese hanno iniziato un percorso simile di utilizzo di tessuti naturali. Tuttavia, l’idea di coniugare uno stile ricercato, mai banale, più “glamour” è un’idea innovativa, soprattutto se pensato per una moda che ci accompagni nel quotidiano e non ad una moda legata solo alle passerelle e alle sfilate. Una visione sostenibile, etica e chic di vedere un bene primario, che deve stare a contatto con la nostra pelle tutti i giorni, e per che no, anche proteggerci dall’esterno come un’armatura lo era per un cavaliere medievale: che sia un’armatura curata di qualità è il minimo che ci si possa aspettare.

VIVI MADE IN ITALY: Com’è cambiata negli ultimi anni Malia Lab?
MALÍA LAB:
Malìa Lab ha aperto i battenti nel maggio 2016. Siamo quasi al terzo anno di attività ormai. Abbiamo iniziato in punta di piedi e non abbiamo smesso di fare tutto a piccoli passi. Perché siamo un brand giovane, abbiamo limitate capacità di investimento e dobbiamo sfruttarle al massimo. La crescita credo si sia notata soprattutto per quanto riguarda la completezza del design, dell’offerta di capi di abbigliamento e sulla qualità dei mood fotografici. Per questo ultimo aspetto devo ringraziare tantissimo un mio caro amico, il fotografo Simone Panetta, mio conterraneo e astro nascente nel settore degli shooting di moda. Mi affido alla sua creatività e al suo occhio per cogliere le sfumature dei miei abiti. Potrei definirlo il mio talismano porta fortuna. I suoi scatti hanno portato un incremento della notorietà del brand notevole.

VIVI MADE IN ITALY: Qual è il tuo punto di forza?
MALÍA LAB:
Potrei citare il prodotto, ma sono sulla breccia solo da tre anni e non sono nemmeno il tipo che ama fare certe valutazioni autoreferenziali. Sono un piccolo brand di moda. E faccio di tutto per creare un prodotto di alta qualità. Potrei citare i materiali. Che sono ottimi e certificati e se ben utilizzati fanno sicuramente la differenza. Tuttavia preferisco spostare il focus su un altro aspetto. Il punto di forza sono i principi del progetto Malìa.
Sostenibilità, etica, rispetto, passione, recupero, innovazione. Valori reali, che cerco di rendere tangibili nelle mie creazioni, sono i cardini del progetto Malia Lab. Sono valori che vanno a braccetto e si fondono nelle collezioni e nel modo di vedere la moda. Sono questi i nostri punti di forza.  Una linea di moda che inserisce la sostenibilità come valore aggiunto delle collezioni: il tessuto naturale, di qualità superiore, a cui va dato risalto, studiando forme eleganti e un design accattivante. L’ambizione di riuscire a creare un nuovo concetto di moda: sostenibile e artigianale che rispetti gli equilibri del corpo e dell’ambiente. Un guardaroba eco-etico che abbracci ogni stagione unendo stile, passione e salute.

 

VIVI MADE IN ITALY: Qual è il tuo prodotto iconico?
MALÍA LAB:
Credo che il mio prodotto iconico, sia un tubino, nella fattispecie il tubino “Miranda”, che ho creato nella mia prima collezione in realtà, ma che non ho mai accantonato e ho continuato a proporre. Fa parte della collezione “evergreen” ed il nome della stessa non è casuale. Si tratta di una collezione dove inserisco tutti i capi che secondo me possono trascendere il normale ricambio di stile e gusti che avviene nel campo della moda. Un abito dal design molto semplice, con un morigerato scollo a v sulla schiena, taglio in vita, tasche nascoste sui fianchi e un’accennata forma della gonna a “tulipano”, che non sottolinea la silhouette e non accentua i fianchi, concentrando lo sguardo sul busto.
Un modello classico, che considero un “must have” per il guardaroba di ogni donna. Il tubino è un capo versatile, adatto a tutte le donne e a tutte le occasioni: di giorno per il lavoro, per una cerimonia, un cocktail o una serata elegante impreziosito da un accessorio. Insomma, è un abito ideale per soddisfare le esigenze di ogni donna.
Sono particolarmente affezionata a questo capo perché probabilmente è il primo che abbia mai creato. Un capo che è nato durante i miei studi all’accademia, quando ho deciso poco prima di laurearmi che strada avrei preso dopo la laurea. Volevo creare linee di moda che rispecchiassero i miei gusti. Capi che vestissero la donna di eleganza, sensualità ma che non disdegnassero comodità e funzionalità. Così è nata l’idea di quel tubino. E devo dire che le clienti sembrano apprezzare la linea, in quanto è il capo più venduto da quanto ho inaugurato il Malìa Lab.

VIVI MADE IN ITALY: Ti abbiamo identificato tra le eccellenze italiane. Che cos’è per te il Made in Italy? E come influenza il tuo prodotto e la tua azienda?
MALÍA LAB:
Io vi ringrazio per questo attestato di stima. Ce la metto tutta per offrire un prodotto che rispecchi in tutto e per tutto il concetto di “Made in Italy”. Made in Italy è un valore di primordine, non un accessorio da affibbiare a qualunque prodotto. Made in Italy deve essere una filosofia per ogni produzione nel nostro paese. Significa metterci la faccia. Significa produrre secondo il “know how” che abbiamo nel nostro patrimonio genetico. Significa cura del dettaglio, studio del particolare, realizzazione a regola d’arte.
Purtroppo è un termine di cui si abusa e che è divenuto un po’ lo scudo dietro il quale pararsi per giustificare un po’ tutto. Lo sfruttamento improprio del termine, riguarda non solo il campo della moda, ma anche quello agroalimentare.
Il made in italy, quello vero va salvaguardato e protetto. Ne va della nostra credibilità. Credo ci sia il bisogno sempre più impellente di distinzione e selezione del vero made in italy.
Il processo non è sicuramente facile, ma è una di quelle tematiche sulla quale il Paese può poggiarsi per uscire dall’impasse economico.
Siamo ancora in tempo perché il “Made in Italy” nel mondo è ancora sinonimo di qualità.

VIVI MADE IN ITALY: Quanto è importante il fattore umano nella tua azienda?
MALÍA LAB:
Essenziale. Il Malìa Lab siamo io ed il mio fidanzato. Non dico che sia facile lavorare con il proprio compagno, ma ha sicuramente i suoi lati positivi. Si passa più tempo insieme e ci si conosce a menadito. Abbiamo creato l’atelier insieme. E da quel momento ogni selezione, di ogni collaborazione che abbiamo fatto, è stata condivisa. Non guardiamo solo al fattore puramente economico quando iniziamo una collaborazione. Dobbiamo conoscere chi sta dietro un certo progetto o ad un’azienda. Quindi credo proprio che il fattore umano sia uno dei più importanti se non il primo criterio del progetto Malìa.

VIVI MADE IN ITALY: Quali sono gli investimenti che attuate per restare al passo in un settore così competitivo e in continua evoluzione?
MALÍA LAB:
Dico la verità. Abbiamo iniziato con 15000€. Con quei soldi abbiamo acquistato i macchinari, ristrutturato completamente il locale, comprato i tessuti, creato il sito e devo dire che non ne sono rimasti molti per fare altro. In Italia, tasse e burocrazia ti stritolano e non è facile se sei una piccola impresa. Noi abbiamo scelto dall’inizio la politica dei piccoli passi. E con questa continuiamo nel nostro percorso. Un passo dopo l’altro, grazie a tanti amici ed estimatori che abbiamo incontrato lungo il percorso, grazie a delle partnership importanti come quella con Italian Artisan, grazie agli incassi che vengono prontamente reinvestiti e grazie all’interesse crescente riusciamo a proporci in maniera sempre più forte sul mercato. Il settore della moda da solo genera un PIL simile a quello di uno dei paesi industrializzati. Quindi possiamo comprendere quanto sia grande ed in continua espansione come mercato. Noi siamo una formica e cerchiamo di stare al passo, continuando a proporre un prodotto di alta qualità. Il resto è marketing, marketing, marketing. C’è poco da fare. Creare e supportare un’immagine ha i suoi costi.
Spero in futuro di avere le risorse per portare avanti e sviluppare tutti i grandi progetti che abbiamo in parallelo alla linea Malìa.

VIVI MADE IN ITALY: Quali sono i progetti per il futuro?
MALÍA LAB:
I progetti futuri sono molto ambiziosi e molto difficili, perché nella vita non c’è niente di facile, anche giustamente e tra l’altro, a raggiungere un obiettivo facile, che gusto ci sarebbe? Sono ottimista di natura e fermamente convinta che se desideri, ti applichi e pensi positivamente che un tuo desiderio si realizzerà, alla fine sarai ripagato. Io sono fiduciosa che la sostenibilità, anche nel mondo della moda, diventerà da scelta “radical chic”, a via maestra da seguire. Ci credo e anche per questo ho fatto la mia scelta.
Il primo obiettivo è quindi quello di far conoscere il marchio Malìa, renderlo un brand di riferimento per quanto riguarda la moda biologica. Non penso di poter cambiare il mondo moda da sola, che è troppo veloce per stare dietro ad un semplice concetto, ma già sensibilizzare il pubblico e far avvicinare sempre più persone alla moda biologica sarebbe un bel traguardo. In fin dei conti, noi stessi siamo il mercato. Noi siamo la domanda e se la domanda cambia, il mercato si adatterà di conseguenza. Non ci piace il fast fashion? Bene, benissimo e ben venga il ritorno alla qualità e al piacere di acquistare un capo perché realizzato secondo principi e con materiali adeguati. Non c’è solo il successo personale però, ma anche il successo di un’idea. Io spero e l’obiettivo a lungo termine è proprio quello, di creare una filiera intera regionale. Mi spiego. La Calabria è una regione abbandonata, non solo dallo Stato, ma anche dai propri cittadini. I terreni, non solo nella mia zona, sono incolti e rimangono tali per tutta la stagione. Non vedo perché non ritornare a puntare sul settore primario. Incentivare la produzione autoctona dei filati, per avere una fibra regionale, una fibra a Km zero. Si potrebbero creare posti di lavoro e non solo. Far partecipare le scuole, i bambini, far conoscere alle generazioni nuove l’importanza dei processi produttivi e del rispetto dell’ambiente. L’importanza di tramandare il piacere di creare qualcosa con le proprie mani. Con la partecipazione delle università si potrebbe sviluppare una fibra innovativa, magari utilizzando le rimanenze di processi produttivi o perché no, piante autoctone. Una volta affermata inoltre, mi piacerebbe bandire un contest, per far emergere annualmente uno stilista calabrese che avrebbe l’opportunità di presentare alcuni nuovi capi utilizzando i tessuti dell’atelier Malìa. Sarebbe una scintilla per accendere il fuoco del risveglio, culturale ed economico. Genererebbe interesse e non solo. Un florido settore primario, può aiutare anche il terziario ad affermarsi maggiormente. Sulla costa ionica c’è turismo, ma si concentra solo nei mesi estivi di luglio ed agosto, perché i servizi sono pochi e scarsi. Sarebbe una crescita della comunità a 360°, perché è proprio quello che serve. Anche in questo caso, non penso di poter cambiare tutto da sola, ma già il solo pensare di poter realizzare un progetto del genere in questa regione vuol dire che esiste la speranza di poter vedere la Calabria come qualcosa d’altro rispetto a ciò che siamo adesso. Già oggi ci sono tante piccole realtà regionali impegnate nella sostenibilità in ogni campo. Sarebbe importante superare la riottosità e l’orgoglio ed avere il coraggio di fare rete, che è una parola non sempre semplice qui, ma che porterebbe benefici a tutti. Un progetto molto vasto e ambizioso, che ho cercato di riassumere in breve.

Malìa, una linea di abbigliamento artigianale ecosostenibile italiana,per il benessere del corpo e dell’ambiente. Design chic, per unire glamour e qualità dei tessuti, creando un guardaroba polivalente e dallo stile ricercato. Made in Calabria.

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Nata sotto il legno del leone. Storica dell’arte per formazione, “comunicatrice” per vocazione, amante dei viaggi e del buon cibo con la passione per la moda e l’arte, oggi aiuta professionisti e privati a sviluppare business digitali. Il suo mood? Vivere delle proprie passioni, raccontare storie di vita a suon di blablabla, camminare “col sole in fronte”.
Digital Project Maager di Vivi Made in Italy e Blogger di Uptowngirl.it

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